Le Inchieste

La Storia del Clan dei Casalesi.Parte Decima.Scritto da:Nicola Giordano

Parte Decima:La Fine di Sandokan

E' l'estate del 1998,precisamente l'11 luglio,quando dopo anni di sonnolenti indagini nel casertano,viene interrotto bruscamente il sogno criminale del Clan dei Casalesi.Viene arrestato dalla Direzione Distrettuale Antimafia,Francesco Schiavone,detto Sandokan.Viene ritrovat,il boss,in un bunker in cemento armato,sotto un'abitazione di un prestanome,a pochi metri dalla chiesa del paese,per anni di latitanza quindi,non si era mai spostato dal suo regno,anzi facendosi scherno degli investigatori,aveva trovato anche il tempo di incontrare spesso sua moglie e fare altri due figli.

Il Bunker era nascosto da un grosso blocco di pietra bianco su due binari,ben mimetizzato con la parete della casa,bastava una lieve pressione e il blocco scorreva,aprendo le porte del rifugio criminale.Qui si trovava un tunnel stretto,nel quale procedere a quattro zampe e poi,dopo uno spesso muro di mattoni grezzi,ecco il vero e proprio bunker.I video ripresi dalla DDA mostrano un rifugio a più livelli.Nel primo erano presenti tutti i confort,frigo riempieto fino all'inverosimile con gelati,dolci e frutta fresca,una tavolozza di colori usati dal boss per assecondare la sua passione,la pittura,quadri con ritratti di Napoleone o dello stesso Sandokan in posa,il tutto di dubbia bellezza e dal carattere molto dozzinale.

Sul comodino del letto la Bibbia,e poi un condizionatore che rendeva l'aria del bunker piacevole pure d'estate.Poi due grandi videocitofoni,che permettevano un capillare controllo dello spazio antistante la villa che celava il rifugio.In un angolo poi,una specie di botola attraverso la quale si scendeva nel livello inferiore,qui era il vero nucleo del bunker.Una stanza scavata nella roccia viva,piena di umidità nell'aria,con pietre sconnesse come pavimento.Al centro un piccolo pozzo naturale d'acqua e una tenda da campeggio,mai però usata dal boss.C'era anche una piccola biblioteca con molte opere sul periodo borbonico in Campania,libri di Walter Scott e biografie di Napoleone,oltre,incredibilmente,alle opere omeriche dell'Iliade e dell'Odissea. Quando Schiavone viene braccato,non lotta ne tenta la fuga,alza le mani urlando di non sparare,e con il viso della resa e della paura si consegna alle manette dell'Antimafia.

La costruzione dei bunker per i latitanti era una settore molto sviluppato dell'edilizia casertana.Basti pensare che a Casal di Principe,un noto muratore esperto del campo,è riuscito ad aprire una piccola azienda edile grazie a questa fiorente attività.Addirittura richiesto pure in Calabria a Palmi,dove ha costruito bunker per alcuni boss della 'ndrangheta,rifugi molto apprezzati per la cura e il confort.Insomma,un mondo folle a parte.Poco dopo l'arresto di Sandokan,l'associazione Libera,allestisce un congresso anti-mafia a Villa di Briano,un super convegno al quale intervengono magistrati,scrittori,giornalisti e politici da sempre in lotta con la Camorra,primo fra tutti il senatore Diana nativo proprio di San Cipriano d'Aversa.Mentre la discussione prosegue fra gli invitati,da lontano dal palco,si notano un gruppo di donne venire incontro urlanti e furibonde.I Carabinieri riescono a bloccarle tra i visi increduli della folla.

Sono le donne del Clan Schiavone venite a urlare il loro disprezzo davanti a politici e magistrati.Ecco una nota di colore,più simile al brigantaggio che alla Mafia e che rende unica come stereotipo la Camorra casalese. Insieme a Francesco Schiavone finiscono in pochi giorni in carcere almeno una decina di capi del Clan.E' un colpo molto duro e profondo per il gruppo casalese,una sconfitta cocente,ma non la fine.Si apre infatti una nuova stagione criminale in breve tempo;a piede libero sono ancora personaggi di spicco e molto influenti,come Francesco Bidognetti,Antonio Iovine e soprattutto Michele Zagaria,latitante da ben undici anni.

Rosaria Capacchione,giornalista del Mattino di Napoli e autrice di numerosi saggi sul fenomeno camorristico spiega in modo chiaro le origini dei due aspiranti reggenti Iovine e Zagaria:"Zagaria era un killer freddo e spietato,fino al 1993.Lo arrestarono pieno di armi nel 1991 ma per errori precedurali viene rilasciato due anni dopo.Pochi anni dopo si da alla latitanza.Lo stesso vale per Iovine,detto o'Ninn poichè anni prima nella celebre spedizione alla masseria di Marano per eliminare i Nuvoletta era appena diciottenne,il più piccolo e scaltro fra le nuove leve casalesi di allora.La loro ascesa criminale fino ad allora era piuttosto lenta,anzi sembravano più manovalanza , che leader del gruppo".La loro fortuna è quella di trovarsi in libertà proprio mentre quasi tutte le teste del Clan cadono per mano della legge,lasciando quindi un grosso vuoto da riempire al vertice del gruppo criminale.

Dopol'arresto di Sandokan sono proprio questi due ex-killer del clan a prendere le redini del comando,non senza odi e rancori reciproci.

 

AUTORE:Nicola Giordano

 

Direttore e Fondatore

E-mail: ngiordano1983@yahoo.it

Luogo di nascita............. Napoli

Obiettivi.......................... Non perdere mai la mia libertà

Canzone Preferita.......... L'Avvelenata (Francesco Guccini)

Libro Preferito................ Il Grande Gatsby (Francis Scott Fitzgerald)

Film Culto....................... C'era Una Volta In America

Un Oggetto..................... Piccola foto sempre con me

Profumo di un luogo...... L'aria frizzante delle mattine di primavera


 

 

La Storia del Clan dei Casalesi.Parte Nona.Scritto da:Nicola Giordano

Parte nona:Il processo Spartacus

Nel Dicembre del 1995 inizia l'operazione Spartacus alla quale fa seguito l'omonimo procedimento giudiziario,che prende il nome del famoso schiavo di origine Tracia,addestrato come gladiatore nell'antichità proprio nelle terre dell'antica Capua e che si ribellò alla potenza di Roma.Il blitz vede la partecipazione di tremila uomini delle forze di polizia,e porta a 154 arresti.Le indagini vengono avviate solertamente dal Procuratore della Repubblica Cafiero de Raho,che raccoglie le dichiarazioni di un pentito del clan di Casale cui era stato ucciso un figlio.Ma l'idea che il giudice inizia a creare su tale organizzazione è ancora molto vago.

Solo le dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone cugino di Sandokan,e suo vicinissimo collaboratore,che cominciano ad aprirsi i primi spriragli di luce sul buio omertoso che avvolge il clan dei Casalesi.Il maxi-processo Spartacus durerà 10 anni,con 626 udienze per dibattere dinanzi ai magistrati le posizioni di ben 113 imputati,500 testimonianze e un numero davvero impressionante di collaboratori di giustizia.Per il clan è una vera mattanza giudiziaria:91 condanne su 113 imputati e ben 21 ergastoli;le sanzioni più dure comminate nell'aula bunker del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere sono per Francesco Schiavone,Francesco Bidognetti,Walter Schiavone,condanne pesanti anche per i latitanti Michele Zagaria e Giuseppe Caterino (di recente catturati dalla squadra mobile della DIA).

La sentenza del processo Spartacus accoglie quasi completamente l'impianto accusatorio del Procuratore Cafiero de Raho,viene letta nel Settembre del 2005 nell'aula del Tribunale di S.M.Capua Vetere dal Presidente del collegio Catello Marano (presenti in aula molti giornalisti ma poche persone della collettività civile a parte lo scrittore Robero Saviano autore del libro-verità sulla camorra Casalese,Gomorra) e arriva dopo 11 giorni tormentati di camera di Consiglio.Le motivazioni delle sentenze vengono trascritte dal giudice a latere Raffaello Magi e sintetizzano nelle 3200 pagine ben trent'anni di storia criminale del casertano e vengono depositate dopo ben 9 mesi.Dalle carte di comprende chiaramente l'organizzazione interna del Clan Casalese,la sua espansione in Europa,il mastodontico giro di appalti,il traffico di stupefacenti,il riciclaggio con le attività economiche e la fitta rete di collegamenti familiari.Un vorticoso giro di affari quantificato in 5 miliardi di euro.Vengono sequestrati 119 fabbricati,55 terreni,14 società,12 autovetture,3 imbarcazioni,beni mobili e immobili per un valore totale di 750 milioni di euro.

Oltre all'operazione Spartacus iniziano poi alcune indagini parallele come quella denominata Regi Lagni con la quale si chiarisce che i fondi stanziati per la bonifica degli antichissimi canali borbonici che attraversano le campagne un tempo fertili del Casertano sono stati deviati da politici compiacenti verso appalti edili.Poi parte il processo AIMA (Azienda statale per gli Interventi nel Mercato Agricolo) porta alla luce la colossale truffa delle cooperative agricole del clan Casalese,capaci di intascare i fondi della Comunità Europea per la frutta prodotta in eccesso.La sentenza è solo una vittoria a metà però.Il processo di mafia più grande mai realizzato,ben oltre il maxi-processo ala Mafia siciliana degli anni '90,si conclude a celle vuote.Le scarcerazioni per decorrenza dei termini iniziano nel 1998 e proseguono nel 1999.

Forse il limite dell'operazione Spartacus fu quella di essere stata soprattutto una immensa operazione di polizia,ricorda infatti il giudice Cafiero de Raho:"nel 1993,quando diedi inizio alle indagini sul caln Casalese,per primacosa telefona ai comandanti delle varie stazioni dei Carabinieri del casertano,inspiegabilmente nessuno ammise di sapere che nel casertano operava una vera organizzazione camorristica,solo grazie alla collaborazione di Carmine Schiavone cominciammo a farci un'idea.Il pentito insisteva sulle ditte e sul monopolio del calcestruzzo,perchè con esso si controllava il ciclo del cemento e di riflesso si aveva in mano l'intera catena degli appalti,una filiera davvero infinita tantè che ogni nuova costruzione pubblica o privata era comunicata al clan,il quale interveniva con la sua longa manus,compresa la costruzione del moderno carcere di Santa Maria Capua Vetre. Questo parente di Sandokan era al corrente di tutto e capimmo subito che i Casalesi erano soprattutto una vera forza economica sul territorio." Ma per dare davvero un colpo quasi mortale al clan Casalese,non bastavano le sentenze del processo Spartacus e gli ergastoli ai membri del gruppo,serviva la testa del capo dell'intera organizzazione,la testa di Francesco Schiavone detto Sandokàn.

 

Autore:Nicola Giordano

Direttore e Fondatore

E-mail: ngiordano1983@yahoo.it

Luogo di nascita............. Napoli

Obiettivi.......................... Non perdere mai la mia libertà

Canzone Preferita.......... L'Avvelenata (Francesco Guccini)

Libro Preferito................ Il Grande Gatsby (Francis Scott Fitzgerald)

Film Culto....................... C'era Una Volta In America

Un Oggetto..................... Piccola foto sempre con me

Profumo di un luogo...... L'aria frizzante delle mattine di primavera

 


 

 

La Storia del Clan dei Casalesi.Parte Ottava.Scritto da:Nicola Giordano

13.01.2012 10:42

Parte Ottava : La Faida

Per il clan dei Casalesi questi sono anni di passaggio,sul versante interno.Chi è al vertice dell'organizzazione decide che è giunta l'ora di fare di nuovo pulizia all'interno;il 9 Marzo 1991 Mario Iovine viene brutalmente assassinato all'interno di una cabina telefonica a Cascais in Portogallo,meta che raggiungeva spesso negli ultimi anni.Non sarà pianto da nessuno.Gli inquirenti collegano subito l'assassinio alla vendetta voluta dal gruppo De Falco,ma anche Sandokan sembra avere i suoi interessi all'eliminazione di Iovine,tanto da apparire come uno dei mandanti.

Dopo l'omocidio però,Schiavone si getta alla ricerca dei fratelli De Falco,quando la tregua sembra essere trovata,un nuovo episodio riaccende il conflitto interno.Da una parte si schierano Schiavone e Bidognetti con l'appoggio dei fratelli Zagaria,dall'altra i De Falco coadiuvati dal gruppo La Torre di Mondragone e da Antonio Salzillo.Nel corso di questa faida cadono circa un centinaio di uomini dei due clan.Nel cimitero di San Cipriano d'Aversa vengo seppelliti spesso fratelli morti nello stesso giorno.Al termini di questo conflitto,Nunzio De Falco.ultimo superstite della famiglia si ritira in Spagna a Granada,uscendo dagli affari criminosi;li aveva costruito numerose proprietà e lucrosi affari nel settore della ristorazione.

In questo periodo è costretto a scegliere da che parte stare anche Luigi Venosa,personaggio di grosso calibro del mondo camorristico;il procuratore Cafiero De Raho afferma infatti:"Venosa era un sogetto pericoloso e temuto,girava per il paese con due cartucciere incrociate sul petto collegate a un mitra e a una pistola.Per terrorizzare la gente organizzava sfilate di auto blindate che faceva sfilare sotto il Municipio,affacciandosi dai finestriva urlava che lui era il più forte e comandava la città.Ovviamente nessuno osava fermarlo.".Solo gli Schiavone prendevano la cosa sul serio e spesso rispondevano a Venosa con dei contro-cortei d'auto nei comuni di Casapesenna e Casal di Principe.Dopo la faida,con la fuga di De Falco in Spagna e Salzillo in Germania e con l'appoggio proprio di Venosa al clan vincente,l'alleanza Schiavone-Bidognetti si salda maggiormente e assume l'indiscusso controllo del territorio.Solo Sebastiano Caterino cerca di opporsi a tale egemonia ma finirà crivellato di colpi nella sua auto,nella piazza principale di Santa Maria Capua Vetere.

L'affermarsi di Sandokan nel clan dei Casalesi non è dovuto solo al suo indiscusso carisma.Egli è inferiore per intelligenza criminosa rispetto al capostipite Antonio Bardellino,ma una serie di congiunture favorevoli aiutano la sua ascesa.All'inizio era stato messo da parte nel clan perchè aveva rotto il fidanzament con la sorella di Mario Iovine e questo sgarro lo fece retrocedere nell'organigramma del clan.Poi nella guerra tra Iovine e Bardellino dimostra il suo coraggio e coglie le occasioni per affermarsi.Si verifica in seguito un episodio chiave.Alcuni uomini del gruppo a lui pari come livello e cioè Vincenzo Zagaria e Dario De Simone mal sopportano l'affermarsi sempre più evidente di Schiavone;insieme progettano di fare squadra a se con Mario Iovine e mettere da parte Sandokan.Ma l'omicidio proprio di Iovine fa saltare tutto.Anche con Bidognetti Sandokan è fortunato.Essendo scarcerato un anno prima di lui approfitta della liberta per organizzarsi sul territorio e posizionarsi in una situazione di vantaggio all'interno del clan.Ma una delle cause del potere di Schiavone e legato alla sua numerosissima famiglia.Il fratello Walter controlla i gruppi di fuoco,il cugino Carmine è il contabile del gruppo,gli altri due cugini Nicola e Francesco vengono addirittura eletti uno Sindaco e uno Assessore nel Comune di Casal di Principe.Con questa ramificazione in chiave familistica Sandokan riesce a resistere alle fughe di notizie causate dai vari pentiti del clan in galera.Proprio il vincolo di sangue lo aiuta facilmente a raggiungere il vertice dell'organizzazione.Il clan assume una vera struttura verticistica,Sandokan il capo e sotto di lui familiari e parenti stratificati nei vari affari del Clan.

 

La Storia del Clan dei Casalesi.Parte Settima.Scritto da:Nicola Giordano

28.11.2011 17:57

Parte Settima : Qualcosa sembra cambiare.

Tra il 1988 e 1991 il Clan dei Casalesi,vista la latitanza in Portogallo di Mario Iovine,si struttura intorno alle figure di Francesco "Sandokan" Schiavone e Enzo De Falco.Al loro fianco Francesco Bidognetti,già attivo nel settore dello smaltimento illegale dei rifiuti tossici e nel traffico di droga,uno dei redditi più prolifici del clan.Attraverso la figura del nipote Gaetano Cerci,Bidognetti stabilisce contatti con la Massoneria.La lobby italiana degli imprenditori dei rifiuti tossici si incontra più volte a Villa Wanda con Licio Gelli.

Sono relazioni importanti che assicurano al clan la possibilità di rafforzare gli affari in ogni settore dell'economia.Anche se i businesses sono fiorenti ,alla lunga emergono nuovi contrasti tra i due capi:Schiavone vuole impedire che De Falco assuma una posizione dominante nel settore degli appalti pubblici e all'interno dell'amministrazione pubblica di Casal de Principe.Il 13 Dicembre Sandokan convoca una riunione per eliminarlo.Ma Enzo De Falco non si presenta.Si presentano invece i Carabinieri,che il 13 Dicembre giorno di Santa Lucia pescano Bidognetti e altri capi clan nella residenza dell'assessore comunale di Casale,Gaetano Corvino,mentre giocano a poker.

Mario Iovine riesce a scappare da una finestra,mentre gli altri compagni non riescono a sottrarsi agli arresti.La giornalista del Mattino,Rosaria Capacchione,scrive un articolo in cui sottolinea che la soffiata ai Carabinieri per l'arresto dei capiclan era arrivata niente meno che direttamenta da Enzo De Falco,e tanto basta per far ordinare il suo omicidio,che per fortuna non si è mai consumato.Ciò infatti riferiranno i collaboratori di giustizia Luigi Diana e Dario De Simone.De Falco comunque non riesce a evitare la sentenza di morte,i cui mandanti risultano essere Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti,mentre gli esecutori materiali furon Walter Schiavone,Michele Zagaria e Giuseppe Caterino come autista.

Qualcosa però in paese inizia a cambiare.La gente sembra oramai stanca della lunga scia di omicidi che infestano la zona casertana.La piccola rivoluzione a Casal Di Pricipe accade all'improvviso dopo un lungo periodo di incubazione,grazie anche alla presenza dello Stato che comincia a essere più costante.Nel ' 91 vengono emessi i decreti che sciolgono i comuni in cui la Camorra risulta essere fortemente infiltrata:Casal di Principe e Mondragone prima;poi Casapesenna,San Cipriano,Recale,Cesa,Grazzanise,Villa di Briano,S.Maria la Fossa,Lusciano,Carinaro,Frignano e Teverola.

La presenza del Clan nella vita pubblica del territorio era costante e contina.Roma invia una vera pattuglia di Commissari Straordinari.La campagna elettorale che segue è arroventata.Il Clan cerca di distruggere i rivali politici che invocano una presenza dello Stato sul territorio,a sorpresa dalle urne esce il nome di Renato Natale come neo Sindaco.L'organizzazione criminale non lo uccide perchè sa di avere il territorio ancora sotto controllo,si limita ad atti intimidatori come un intero camion di letame di bufala scaricato davanti alla sua abitazione.Insomma i Casalesi sono ancora convinti di avere le redini della zona ancora saldamente nelle mani e sembrano fortemente sottovalutare la coscienza dei loro concittadini,che,lentamente e impaurita,inizia comunque a smuoversi.

La Storia del Clan dei Casalesi.Parte Sesta.Scritto da:Nicola Giordano

13.11.2011 08:58

Parte Sesta : Sandokan

Nel 1988 tutti o quasi i componenti del Clan dei Bardellino sono annientati.Solo Antonio Salzillo cerca di creare un gruppo di resistenti ma il controllo del Clan è oramai nelle mani di Francesco Schiavone e di Enzo De Falco.Accanto a loro la figura un pò ingombrante di Mario Iovine,che ormai trascorre lunghi periodi all'estero soprattutto in Portogallo e stranamente sembra poco interessato a gestire in prima persona le questioni del Clan;quando rientra a Casal Di Principe è solo per riunioni importanti.

Riorganizzatosi al suo interno il Clan dei Casalesi ritorna ai suoi affari e moltiplica i business e il capillare controllo del territorio.Lo dimostra un episodio eclatante:l'assalto alla caserma dei Carabinieri di San Cipriano d'Aversa:in una sera d'estate,una pattuglia ferma due ragazzi reduci da una festa e cerca di portarli in caserma.Per farlo la pattuglia deve attraversare la piazza dove centinaia di persone stanno facendo baldoria.Arrivano a fatica al portone della caserma.Quando poi lo chiudono sulla strada si è già riunita una folla;la gente inferocità chiede il rilascio dei due giovani.Poi parte l'assalto vero e proprio,con taniche di benzina e asce.Gli uomini del Clan cercano di sferrare un vero e proprio attacco alla caserma,per poco non si sfiora la tragedia.Poi dopo una lunga mediazione la situazione non degenera e passeranno ore affinchè torni la calma.

In questi primi anni ' 90 emerge su tutti la figura di Francesco Schiavone.I compagni e gli affiliati lo chiamano "Sandokan" per via della barba e della somiglianza con l'attore Kabir Bedi.Il Procuratore Cafiero De Raho è molto preciso su questo dettaglio:"E' un soprannome che Schiavone ha sempre rifiutato,ricordo che un volta in udienza di impuntò e sbraitando disse che all'anagrafe lui era solo Schiavone Francesco di Nicola".

Inizialmente Schiavone era uno dei killer della banda Bardellino e insieme a Luigi Venosa opera nella zona di San Cipriano d'Aversa,poi lentamente si fa spazio.Al vertice del clan Sandokan arriva anche grazie al suo stile di fare Camorra.E' un uomo dai modi ordinati,precisi,partecipa in prima persona a tutte le missioni criminose e preferisce utilizzare le armi da fuoco piuttosto che i codardi ordigni esplosivi.E' un tipo di pochissime parole,il prototipo del cammorista-mafioso,circondato da alleati fedeli.Infatti rimane sconvolto quando suo cugino Carmine decide di diventare collaboratore di giustizia.

Visto dall'esterno Sandokan è addirittura distaccato rispetto agli affari del Clan,non sembra perseguire obiettivi personali ma solo inerenti all'organizzazione.Rispetta molto il parere degli altri capi e cerca sempre di essere chiaro per evitare equivoci.Non c'è un collaboratore di giustizia che parli male di lui.Anzi tutti gli riconoscono il fatto di essere un capo stimato e giusto del Clan.Anche secondo il giudice Cafiero De Raho:"già durante il periodo di Bardellino Schiavone è un uomo di peso nell'organizzazione.Lo prova il fatto che avesse un contatto diretto con Mario Iovine numero 2 del Clan,il quale forse riponeva in lui il progetto di riunificare il gruppo dopo l'omicidio di Bardellino".

Insomma dal 1988 fino al 1993 il clan dei Casalesi subisce la scalata inarrestabile di questo personaggio,Francesco Schiavone da San Cipriano,da tutti chiamato Sandokan.

 

La Storia del Clan Casalesi.Parte Quinta.Scritto da:Nicola Giordano.

25.10.2011 15:38

Parte Quinta:La Fine dei Bardellino

I giovani rampanti del Clan Casalese,con Mario Iovine e Francesco Schiavone in testa pianificano l'eliminazione fisica di quello che fino ad allora era divenuto il re indiscusso della criminalità nel Casertano,Antonio Bardellino.Per fare ciò preparano una vera e propria missione transoceanica in Brasile.Nel paese SudAmericano infatti il capo del clan sembra aver trovato una seconda patria e un universo parallelo per i suoi traffici criminali;anzi per alcuni anni il Brasile sembra diventare proprio la seconda casa di Bardellino.Il 26 Maggio 1988 Mario Iovine con un gruppo di sicari vola a Burgos personalmente per eseguire quella che è a tutti gli effetti una vera sentenza di morte.Sottolinea il Procuratore Aggiunto Cafiero De Raho:"Sulla fine di Bardellino sono fiorite delle leggende,ma una principale verità,almeno per la giustizia italiana sembra esserci.La ricostruzione che trova maggiori concordanze vede Iovine arrivare in Brasile,presso l'abitazione di Bardellino,nascondersi dietro la porta dell'ingresso principale e a sorpresa colpirlo alla testa ripetutamente con un martello".Altri narrano che i due boss stanno giocando a carte e che Iovine con una scusa si alza per poi aggredirlo alle spalle.Altri ancora che la pistola di Iovine si inceppa e il martello casualmente viene usato per compiere l'omicidio.Qualsiasi sia l'andamento delle dinamiche dell'omicidio,il corpo senza vita di Antonio Bardellino non verrà mai ritrovato."Di sicuro - afferma Cafiero De Raho - il cadavere fu seppelito in spiaggia dal killer,ma gli scavi successivi non hanno dato alcun riscontro oggettivo".

La sentenza di condanna per l'omicidio Bardellino è cosa recente e nella sostanza ancora monca:Francesco Schiavone detto Sandokan è stato condannato come mandante dell'omicidio col quale fu eliminato il primo vero boss del Clan dei Casalesi.

Dopo aver ucciso Bardellino,Iovine e i suoi iniziano l'eliminazione fisica di tutti gli affiliati fedeli all'ormai ex capo.La notizia dell'omicidio arriva in una villa di Casal Di Principe dove Schiavone e De Falco sono riuniti con Giuseppe Quadrano,Raffaele Diana e Walter Schiavone (fratello monore di Francesco).La prima offensiva è contro i fratelli Salzillo.Antonio riesce a mettersi al sicuro,mentre Paride viene catturato quasi subito,portato in un appartamento,legato e strangolato a mani nude.Il pentiti Quadrano racconta così quei momenti:"Appena Salzillo entrò nella stanza io gli andai incontro e gli sfilai la pistola dalla cinta.Lui mi guardò dicendomi cosa stessi facendo,ed io:tuo zio è morto e ora devi morire pure tu.Così Paride andò verso una sedia e si sedette tranquillamente senza dire una parola.Noi lo attorniammo,chi gli manteneva le gambe,chi le braccia mentre Giuseppe Caterino iniziò a strangolarlo con una fune.Senza che si dimenasse più di tanto.Sandokan osservava la scena senza partecipare,immobile.Paride morì osservando negli occhi Enzo De Falco.Poi lo spogliammo e senza vestiti lo depositammo nel cofano di una macchina".Nella stessa giornata scappa da Casale Luigi Basile,contabile del clan Bardellino,alle 14:30 si presenta alla caserma dei Carabinieri Pastrengo in Piazza Carità a Napoli,è sconvolto.Tiene in mano una pistola e chiede di essere arrestato e inizia a raccontare i fatti che stanno accadendo in questi giorni nella provincia di Caserta.Basile parla con gli occhi fuori dalle orbite davanti al Capitano di turno e in pochi minuti li convince della veridicità del suo racconto.In poche ore si muove da Napoli verso Casale un esercito di poliziotti e Carabinieri.Questa offensiva dello Stato costringe i nuovi capi del Clan a battere momentaneamente in ritirata.Ma la battuta di caccia continua nelle settimane successive senza sosta.

 


 

La storia del Clan dei Casalesi.Parte Quarta.Scritto da:Nicola Giordano.

21.10.2011 11:45

Parte Quarta:La resa dei conti.

Dopo aver letteralmente sradicato dalle zone casertane gli uomini di Cutolo e aver iniziato una lotta interna con gli uomini dei Nuvoletta,Bardellino si appresta a muovere guerra ai suoi alleati in particolare al clan Gionta di Torre Annunziata,principali affiliati dei Nuvoletta di Marano.

Il 26 Agosto 1984 passa alla storia come il giorno della strage del Circolo Pescatori,tradizionale luogo di ritrovo del clan.Il piano dei Casalesi è semplice nella sua spietatezza.Domenica mattina.Un pullman turistico preso a nolo,viaggia verso Torre Annunziata.Dietro è seguito da altre due vetture,in totale 14 uomini.Nelle borse tengono mitra e kalaschikov.Arrivati sul luogo gli uomini scendono davanti al Circolo Pescatori,in pieno centro della città.Si guardano intorno e sebbene il luogo siamo molto affollato decidono di proseguire nel loro intento.Aprono le borse,imbracciano le armi e iniziano a sparare all'impazzata.Poi mettono via i fucili,risalgono sui mezzi e tornano a casa.A terra restano 8 morti e 7 feriti e centinai di proiettili sparati.Scene da guerra.I nemici sono quasi annientati,prima che la spedizione ritorni a casa,il tam tam della notizia arriva ovunque.Tutti sanno già cosa sia successo.Ora c'è un nuovo ordine nei territori campani.

Dinanzi a cotanta dimostrazione di forza ed efferatezza il clan Nuvoletta giunge ad un accordo.E Antonio Bardellino diventa il capo della Camorra del Casertano con una forte ascendenza sui territori anche della provincia di Napoli.Riesce a tenere al guinzaglio le amministrazioni locali,incassa miliardi dal traffico di droga senza intemediari,apre società perfettamente legali intestate a prestanomi,si inserisce nel giro delle grandi opere per la ricostruzione dell'Irpinia avviate dopo il sisma dell ' 80.Apre la via ad investimenti nelle zone dell'Est Europa:immobili,fabbriche,terreni.Tra l ' 84 e l' 86 fa avanti e indietro dal SudAmerica,a gestire gli affari sul territorio lascia il suo vice,amico fraterno e numero due dell'organizzazione,Mario Iovine coadiuvato dai parenti in particolare Antonio Salzillo.

Quella di Salzillo diventa ben presto però una presenza ingombrante,le sue scelte strategiche sono spesso non condivise da personaggi di più alto lignaggio cammorristico come Enzo De Falco e soprattutto Francesco Schiavone detto Sandokan,che da semplice autista di Bardellino è ora un capo-affiliato della zona di San Cipriano d'Aversa.I problemi aumentano a causa proprio di Mario Iovine,che nonostante sia amico di Bardellino ora ne vuole la testa in quanto convinto che la morte del giovane fratello Mimì (sospettato di essere informatore dei Carabinieri) sia da addebitare proprio al boss.Si arriva quindi ad una decisione sorprendente quanto pericolosa.Le nuove leve del Clan Casalese,Mario Iovine e Schiavone in testa,hanno deciso di avere la testa del Capo.

 

La storia del Clan dei Casalesi.Parte Terza.Scritto da:Nicola Giordano

15.10.2011 15:39

Parte Terza:Fiume di sangue.

La nascita della Nuova Famiglia fu l'avviso preliminare dello scatenarsi di una sanguinosa,se non la più sanguinosa,guerra di Camorra mai scoppiata in Campania.L'obiettivo esplicito era quello di eliminare Cutolo e la sua organizzazione e per fare ciò la Nuova Famiglia contemplava l'alleanza tra molteplici clan del napoletano e non solo.Erano schierati i Nuvoletta di Marano,Michele Zaza di Napoli,i Gionta di Torre del Greco,i Giuliano di Forcella,gli Ammaturo di Castellamare di Stabia,i Bardellino di Casal di Principe e Carmine Alfieri di Nola.

La guerra fu cruenta ed efferata,centinai le vittime fra i vari clan con conseguente invio di truppe in massa da parte dello Stato,fino ad allora assente.La Mafia tentò di inserirsi nel conflitto per dirigere le sorti verso alcuni clan a lei affiliati e appartenenti alla Nuova Famiglia,fra tutti Zaza e Carmine Alfieri.L'andamento dello scontro era però spesso contratto lo stesso Procuratore Aggiunto Paolo Mancuso che indagava in quegli anni afferma:"a casa dei Nuvoletta a Marano vi fu una riunione sull'opportunità di decidere per una tregua e far cessare gli omicidi,ma Bardellino e Alfieri in primis si opposero quest'ultimo soprattutto per poter vendicare il fratello,morto anni prima proprio pe mano dei cutoliani".Il boss Ammaturo affermava ai giudici:"io stesso avevo organizzato una mia squadra militare segreta,mi misi d'accordo con Bardellino nel circolare con auto e persone non del mio clan,ma del suo.In modo da non farci riconoscere".L'autista di quegli anni di Bardellino è Francesco Schiavone,che più tardi diventerà un dei leader del clan casalese.

Lo scontro con la NCO di Cutolo ha un momento cruciale con l'omicidio di Pasquale Casillo,amico e braccio destro di Cutolo.Che viene consegnato a Pasquale Galasso,boss di Poggiomarino e membro della Nuova Famiglia.Da quel momento,dirà Galasso una volta arrestato e pentito,tutti gli agganci politici e imprenditoriali di Cutolo vennero meno.Con il trasferimento all'Asinara del Professore,era chiaro che la Nuova Famiglia fosse uscita vittoriosa da questo cruento scontro e potè dedicarsi all'inserimento nel tessuto economico della Campania e alla spartizione della torta relativa ai fondi ingenti per la ricostruzione post-terremoto.

Nel 1983,Ernesto Bardellino,fratello di Antonio fu eletto sindaco di San Cipriano d'Aversa e anni dopo tenterà pure di farsi eleggere in Parlamento fra le fila dei Socialisti,dovrà intervenire il Presidente Pertini in persona per scongiurare la sua candidatura.In quel periodo però,Antonio Bardellino su soffiata dei Nuvoletta,viene arrestato in Spagna.Corrompendo il giudice spagnolo riesce però a fuggire e tornare in Italia,qui crea subito una salda alleanza con Alfieri allo scopo di capovolgere il potere dei Nuvoletta.Loro obiettivo è un attentato nella roccaforte di Marano e decapitare l'intero clan,ma nella masseria di famiglia viene ritrovato solo il fratello minore di Lorenzo Nuvoletta,Ciro,che viene crivellato di colpi.Nell'Agro aversano,Bardellino ha spazzato via quel minimo di resistenza cutoliana ancora in vita e si è irto a dominatore del territorio.Il Procuratore De Raho riferisce un episodio significativo:"Carmine Alfieri dopo essere divenuto collaboratore di giustizia,parla di Bardellino con grande rispetto.Sottolinea si trattasse della persona al di sopra di tutti nel suo clan e nel suo territorio e di come nel rivolgersi a lui bisognasse usare alcune accortenze:ad esempio un consiglio o una soluzione non andavano impostegli ma suggerite con prudenza e attenzione".

Dopo aver sistemato i Nuvoletta,ora Bardellino deve affrontare i suoi alleati,primi fra tutti i Gionta di Torre del Greco.

 

La Storia del Clan dei Casalesi.Parte Seconda.Scritto da:Nicola Giordano

13.10.2011 16:32

Parte Seconda.Le Origini

Sotto il profilo criminale la storia dei Casalesi inizia con Antonio Bardellino,figlio di operai,carrozziere in un'autofficina.La sera dopo il lavoro si incontra con Mario Iovine.Insieme vogliono cambiare vita.Nei primi anni settanta formano una banda e si dedicano alle rapine:tabaccai,pompe di benzina,piccole estorsioni ai danni dei negozianti dei paesi vicini.Il carcere rafforza la loro amicizia,pensano in grande i due amici.Vogliono mettere le mani sull'intera provincia,liberarsi dei concorrenti della vecchia camorra rurale ma soprattutto dei cutoliani rappresentati in zona dalla famiglia Simeone.

Perseguono un disegno preciso,creare un nuovo impero del crimine,entro i confini del Casertano;vengono pertanto eliminati fisicamente prima i piccoli guappi della zona:Dante Pagano,Giuseppe Pedana.Poi l'offensiva si rivolge verso i Simeone.Muoiono in otto.Otto omicidi che segnano la fine di un'epoca,l'inizio di una nuova stagione criminale.

Dalla seconda metà degli anni Settanta,Bardellino è a capo di una grossa organizzazione federativa.La struttura è formata da un cartello di clan che operano anche in zone distanti fra loro.Le famiglie sono risucchiate in una struttura unitaria,che pur lasciando ampi margini di autonomia ai singoli clan,ha comunque una cupola al vertice.Oltre al carisma,Antonio Bardellino dimostra di avere spiccate capacità di relazione con la politica e ha imparato da Cosa Nostra il pregio del silenzio.Secondo il magistrato Federico Cafiero de Raho (Procuratore aggiunto presso la Procura di Napoli) titolare dal ' 93 delle inchieste che sono poi sfociate nel monumentale processo denominato SPARTACUS,questa è una strategia che paga:"Bardellino era scaltro,non a caso il primo processo contro di lui fu celebrato solo nel ' 86,ma per la verità nemmeno si riuscì a delineare bene la sua precisa figura.Tutti lo indicavano come capo,però le sue attività restavano sconosciute ai più.La sua intuizione fu quella di spingere l'organizzazione verso gli interessi prettamente economici.E capì che per assicurarsi gli appalti,le pubbliche amministrazioni locali dovevano essere controllate dall'interno".

Ma è il traffico di droga il vero interesse di Bardellino,che apre un conto in Brasile e a Santo Domingo.Stabilisce solidi accordi con il cartello colombiano di Medellin,da cui ottiene fiducia e prezzi di favore.Fa insomma la spola fra i due emisferi.Il vantaggio di potersi rifornire direttamente alla fonte fa arrivare fiumi di cocaina in provincia di Caserta.Poi da qui la merce viene smistata nel Nord Italia e nel resto d'Europa.Sempre a Santo Domingo Bardellino conosce il boss del narcotraffico Umbero Ammaturo,con cui stringe rapporti di amicizia.In Brasile invece prende casa nello stesso quartiere di Tommaso Buscetta.Col tempo inizia ad apprezzare la vita sudamericana ed investe oltreoceano una fetta consistente di quanto guadagna col narcotraffico:barche,ville,gioiellerie,bar,alberghi,ristoranti e sale giochi.Si fa anche una seconda famiglia con amante e tre figli.Uno lo battezza con lo stesso nome del padre,Calisto.

Il salto di qualità arriva nel1980,quando Bardellino instaura rapporti di collaborazione con l'organizzazione di Carmine Alfieri e i Nuvoletta di Marano.E' proprio don Lorenzo Nuvoletta,referente diretto della mafia in Campania ad affiliarlo a Cosa Nostra.Insieme i tre vogliono affrontare Cutolo,che dal carcere comanda un esercito di 5 mila affiliati.Proprio nell'azienda di Nuvoletta nel 1978 si tiene la riunione che sancisce la nascita della Nuova Famiglia apertamente schierata contra la Nuova Camorra Organizzata di Cutolo.Proprio in quella occasione Bardellino insieme a Mario Iovine si offre come esecutore nel piazzare un ordigno sotto la residenza di Cutolo ad Ottavano,è questo il gesto da cui esplode una guerra di mafia lunga anni che lascia sul campo circa 3 mila vittime e dal cui esito dipendono i nuovi vertici della criminalità in Campania. CONTINUA.

 

La Storia del Clan dei Casalesi.Parte Prima. Scritto da:Nicola Giordano

10.10.2011 14:39

Questo articolo è il primo di una serie che analizza la genesi criminosa del più pericoloso e violento clan camorristico in circolazione.L'obiettivo è abbastanza chiaro,saper riconoscere la feccia del nostro territorio usurpato ed evitarla.

Parte Prima.Una mafia sconosciuta.

Per inquadrare i Casalesi basta forse un dato:nei confini del loro impero,a ridosso dei comuni di Casal di Principe,Casapesenna e San Cipriano d’Aversa in un fazzoletto di 16 km quadrati vivono 50.00 abitanti e ben 1.200 sono condannati al 41 bis,il carcere duro.I soggiorni obbligati nemmeno si contano.Questo clan organizzato come federazione di famiglie  rette da una cupola ha una struttura elastica ,moderna,aggressiva e profondamente diversa dalla camorra di città.A partire dai primi anni ' 80 i casalesi hanno costruito relazioni coi principali gruppi criminali internazionali,cacciato i luogotenenti di Cutolo dalle loro terre ed esportato droga a Palermo con la benedizione di Cosa Nostra affermandosi come soggetto economico autonomo e di prima grandezza.

I Casalesi sono di gran lunga espressione più evoluta di un ibrido criminale fra tradizione contadina e fiuto criminoso:il terziario avanzato della criminalità mafiosa.Eppure sui quotidiani nazionali è raro trovare tracce del loro passaggio e del loro controllo che nel Casertano ha ramificazioni totali in ogni settore garantendo cosi forme di collusione passiva sconvolgenti.Un potere presente su un territorio a forte vocazione agricola,con più di 500 aziende edili e il maggior numero di auto di lusso d’Europa.

La mafia siciliana non si è accorta subito dei Casalesi.

Dice Buscetta nel verbale delle prime dichiarazioni rese al giudice Giovanni Falcone:"prime di venire a Palermo nel 1980 ignoravo quasi interamente l’esistenza di famiglie mafiose al di fuori del territorio siciliano.Appresi della novità da Stefano Bontade,che non si dava pace del fatto che in Campania fossero stati snaturati i principi fondatori di Cosa Nostra.Bontade mi parlò dell’esistenza di 3 grandi famiglie:1)una a Napoli capeggiata da Michele Zaza;2)una nel paese nativo dei fratelli Nuvoletta (Marano) capeggiata dal più vecchio dei tre;3)e una con al vertice Antonio Bardellino di cui non conosco la locazione sul territorio".

Buscetta spiega poi che il rappresentante delle tre famiglie nominato di tenere i rapporti in seno a Cosa Nostra era Lorenzo Nuvoletta;tuttavia alle riunioni non partecipano direttamente ma attraverso il loro portavoce Michele Greco.L’affiliazione avviene nel1973/74 nel periodo del boom del contrabbando delle sigarette,i protagonisti di questa stagione sono Michele Zaza e Tommaso Spadaro che riescono a muovere ingenti somme con tale traffico fino a 40.000 casse per ogni viaggio.Michele Zaza riceve una sorta di promozione sul campo ma sempre sotto il controllo dei palermitani.Nuvoletta invece entra in contatto con la Mafia grazie ai buoni rapporti con i Corleonesi e alla forte amicizia con Luciano Liggio.

22 anni dopo le parole dettate a Falcone da Buscetta,primo grande pentito della mafia,il clan con al vertice Bardellino resta ancora poco conosciuto.Si sa che la roccaforte è nel paesino di Casal di Principe.Passeggiare per Casale mette inquietudine,la cappa di muta violenza che attanaglia ogni singolo gesto si avverte nell’aria come una vibrazione.Lungo il corso principale infatti,vicino ai bar in cui si ritrovano gli anziani,è esposto volutamente e in bella mostra ,un cristallo antiproiettile su cui qualcuno ha scaricato le armi:colpi esplosi cosi,per provare fucili e lasciare un messaggio ai posteri.

E’una forma di dominio feroce quello dei Casalesi,che ha annientato il senso pubblico,e alimentato fortune private oltro ogni immaginazione.Ci sono strade che non sono mai state asfaltate,e alcune che lo sono più volte,quasi a disegnare un itinerario verso il cancello della villa di qualche affiliato.Il catrame viene steso per tornaconto delle ditte di bitumatura,per gentile concessione non per agevolare il pubblico passaggio ma più per un favore al capo di turno.L’ingresso del paese è pattugliato da bande di ragazzini in scooter,i cartelli stradali crivellati di colpi di pistola,i negozianti pagano tutti il pizzo e se non lo fanno è perché sono gestiti direttamente dall’organizzazione.Manca una rete di trasporto decente,non ci sono parchi ne biblioteche ne luoghi di ritrovo pubblici.Si vedono solo palazzi di cemento grezzo,tirati su quasi tutti senza permessi o licenze,sembra quasi che chiunque qui possa farsi una casa dove vuole quando vuole e come vuole.L’abusivismo è letteralmente alle stelle,l’Enel ha qui il maggior numero di contenziosi aperti,3.000 su 4.500 utenze dichiarate.L’illuminazione pubblica è fioca e degradata e nemmeno serve a molto visto che la sera,dopo cena il paese è pressoché vuoto.Un posto fantasma.   Continua.

 

Direttore e Fondatore

E-mail: ngiordano1983@yahoo.it

Luogo di nascita............. Napoli

Obiettivi.......................... Non perdere mai la mia libertà

Canzone Preferita.......... L'Avvelenata (Francesco Guccini)

Libro Preferito................ Il Grande Gatsby (Francis Scott Fitzgerald)

Film Culto....................... C'era Una Volta In America

Un Oggetto..................... Piccola foto sempre con me

Profumo di un luogo...... L'aria frizzante delle mattine di primavera