Estera

Grecia al voto,per uscire dalla crisi.

Papandreou si dimette e indice nuove elezioni.

Il premier greco Giorgios Papandreou e il leader dell'opposizione Antonis Samaras hanno raggiunto stasera un accordo su un governo di unità nazionale, durante un incontro alla presenza del capo dello Stato Karolos Papoulias. Papandreou e Samaras si incontreranno di nuovo domani, su invito del presidente della Repubblica, per decidere il nome del primo ministro del futuro governo di unità nazionale, che secondo i pronostici sarà quello di Lucas Papadimos, ex Vice Presidente della Bce.

Esponenti del governo socialista greco e del principale partito di opposizione, Nuova Democrazia, si sono incontrati stasera per decidere i tempi necessari all'attuazione del piano di salvataggio della Grecia. Il futuro governo di unità nazionale porterà il Paese alle elezioni anticipate, che si terranno subito dopo tale attuazione, hanno deciso Papandreou e Samaras.

In Turchia il PKK sequestra nave con 23 persone.

Dirottamento a fini terroristici.

Un commando del Pkk dotato probabilmente di esplosivi ha sequestrato un traghetto con 23 persone a bordo nel nord-est della Turchia e si teme possa tentare un'azione dimostrativa per attirare l'attenzione sul leader dell'organizzazione terroristica rinchiuso in un'isola vicina, Abdullah Ocalan.

Il sequestro è avvenuto nello stretto golfo di Izmit, città che si affaccia sul Mar di Marmara circa 100 km a est di Istanbul, la maggiore città turca. A bordo del traghetto, una nave veloce chiamata Kartepe, ci sono 19 passeggeri e quattro componenti dell'equipaggio. Il dirottamento è avvenuto verso le 17:45 locali mentre il traghetto collegava Izmit ad una cittadina affacciato sul golfo, Golcuk.

Il commando terroristico è formato da «quattro o cinque» uomini, ha riferito il ministro dei Trasporti turco, Binali Yildirim. Il capitano, parlando al telefono con una tv, ha riferito che i sequestratori sono armati e hanno esplosivi: uno di loro avrebbe minacciato le forze di sicurezza che seguono il traghetto dicendo «non intervenite. Ho una bomba. La farò esplodere».
«Non ci sono richieste. Dicono di appartenere ad un ramo dell'organizzazione terroristica, l' Hpg», ha aggiunto il ministro riferendosi alle Forze di difesa del popolo, ala armata dei già bellicosi indipendentisti curdi del Partito di lavoratori del Kurdistan (Pkk), formazione considerata terroristica non solo dalla Turchia ma anche da Ue e Usa. Il sindaco di un Paese sul golfo ha riferito che l'uomo che ha preso il comando della nave è del Pkk e vuole attirare l'attenzione dei media.

Il traghetto viene seguito a distanza da imbarcazioni della Guardia costiera. Vista la posizione del traghetto, secondo la Cnn turca le teste di cuoio si stanno preparando ad evitare che il commando terroristico punti in maniera dimostrativa verso Imrali, la vicina isola del Mar di Marmara dove Ocalan sta scontando l'ergastolo.

L'isola-carcere dista solo 120 km da Izmit e avrebbe sufficiente carburante per arrivarci anche se solo per farsi respingere dato che Imrali è presidiata da un migliaio di uomini, tra cui commandos della Sas, e recintata da protezioni elettroniche. Ocalan infatti è considerato uno degli uomini più sorvegliati al mondo dopo essere stato arrestato in Kenya nel 1999 e imprigionato in Turchia dove gli è stata inflitta una condanna a morte poi commutata in ergastolo dopo l'abolizione della pena capitale.

Dal carcere Ocalan continua a dettare proclami ora bellicosi ora concilianti ispirando a distanza la guerriglia del Pkk che, a partire dal 1984, ha già causato almeno 40mila vittime.

Il Pkk si batte per l'autonomia dei circa 15 milioni di curdi che vivono in Turchia rappresentando circa un quinto della popolazione. I loro diritti sono stati conculcati per decenni ma il governo del premier Recep Tayyip Erdogan sta tentando riforme e dialogo per venire incontro alle richieste dell'etnia presente massicciamente anche nei confinanti Iraq, Iran e Siria. Negli ultimi mesi c'è stata una recrudescenza di attacchi e attentati cui Erdogan ha risposto con operazioni militari e centiania di arresti.

Finalmente anche in Arabia donne in politica.

Dal 2015 svolta storica in Arabia Saudita.

C'è sempre un «mahram» (il padre, il fratello, il marito, o addirittura il figlio) al loro fianco perché da sole non possono decidere niente. La donna saudita non può lavorare o inviare una domanda di lavoro, non ha il permesso di viaggiare da sola (ma solo fino a 45 anni!), non può ricevere un'istruzione, e nemmeno trasferirsi all'estero per riceverla, non può guidare, (a maggio scorso Manal Alsharif era stata arrestata proprio perché guidava nelle vie di Ryadh), non può fare shopping (anche le straricche che sciamano all'interno dei magazzini Harrod's a Londra sono osservate a distanza), non ha il diritto di seguire e completare l'iter dei propri documenti e testi ufficiali, non ha il diritto di sposarsi o divorziare, non può aprire un conto bancario per i propri figli, iscriverli a scuola, richiederne i documenti scolastici, o viaggiare con loro, non può sottoporsi a operazioni chirurgiche senza il permesso del suo mahram, il suo tutore maschio ufficiale. Basti pensare che se una donna dimessa dall'ospedale non viene prelevata dal suo tutore, resta ricoverata per un tempo indefinito.

 
La «primavera araba» non è sbocciata, è ancora lontana eppure nel Paese dei diritti negati sua maestà Abdullah bin Abdul Aziz ha annunciato, davanti al consiglio consultivo, che per la prima volta la Shura del regno potrà avere delle consigliere e che alle future elezioni municipali potranno candidarsi e votare anche le donne. Nessuna svolta epocale dell'Arabia Saudita, sia ben chiaro, soltanto una gentile concessione alle donne, sempre coperte dal «niqab» quando sono fuori casa, che per la prima volta potranno avere il diritto di voto e di eleggibilità in uno scrutinio nel regno ultraconservatore della dinastia wahabita dove sono ammesse soltanto le elezioni municipali. Re Abdullah, sovrano di uno Stato la cui economia è fondata per l'80% sull'estrazione del petrolio, ha dato il suo annuncio proprio davanti al Majlis al Shura, spiegando che la decisione è stata adottata previa consultazione con gli ulema, i custodi dell'ortodossia religiosa, e in considerazione del fatto che il Regno, pur nei limiti della legge religiosa, rifiuta oggi la marginalizzazione del ruolo della donna nella società araba.


«A partire dal prossimo mandato, la donna avrà il diritto di candidarsi ai consigli municipali e di voto nel quadro dei principi dell'Islam - ha infatti detto l'ottantasettenne sovrano - Abbiamo anche deciso che la donna partecipi al Majlis al Shura come membro dal prossimo mandato. È interesse del nostro Paese e dei cittadini che non ci si fermi davanti alle sfide del secolo. Dobbiamo attingere alla nostra determinazione e alla nostra pazienza... per affrontarle e superarle. Una modernizzazione equilibrata, nel rispetto dei nostri valori islamici, è una richiesta importante in questo secolo in cui non c'è più posto per chi continua a voler frenare». Un'allusione agli integralisti islamici del Majlis al Shura che avevano raccomandato, infatti, di autorizzare il voto alle donne, ma non di candidarle alle prossime elezioni locali del 2015. Mentre un gruppo di una sessantina di intellettuali sauditi aveva lanciato nei giorni scorsi una mobilitazione attraverso la Rete per il boicottaggio delle elezioni in segno di protesta per la mancata attuazione del suffragio universale già in questa tornata. In Arabia Saudita, dove il sovrano detiene poteri pressocché assoluti, si svolgono soltanto elezioni municipali dove la metà dei 285 seggi dei consigli è elettiva mentre l'altra meta è di nomina reale. Le elezioni municipali sono in programma giovedì 29 settembre, le seconde nella storia del regno, con 5000 candidati uomini e le donne restano però escluse. Potranno partecipare, infatti, solo tra quattro anni.


 

Nessuna rivoluzione, dunque, un semplice passetto che vedrà «luce» soltanto nel 2015 quando si capirà se quello di ieri è stato solo un annuncio propagandistico o un impegno serio della monarchia wahabita più sensibile alle pressioni popolari.

Attacco israeliano,ucciso agente di Hamas.

In un raid aereo eliminato un affiliato al gruppo di Hamas.

Un agente della sicurezza di Hamas è stato ucciso, altri quattro sono rimasti feriti, dei quali uno in modo grave, e altri due risultano dispersi in seguito a raid aerei israeliani sul Nord della Striscia di Gaza effettuati nella notte. Lo indicano fonti sanitarie.

I raid hanno completamento distrutto una postazione dei servizi di sicurezza di Hamas che controlla politicamente la Striscia di Gaza. Un portavoce dell’esercito israeliano ha confermato l’attacco «in risposta a un lancio di razzi» contro Israele. Ieri sera un razzo era stato sparato dalla Striscia di Gaza verso il sud di Israele senza fare vittime.

L'Inghilterra non esclude attacco all'Iran.

Tensione nei rapporti con l'Iran.

La Gran Bretagna ritiene non si debba escludere alcuna opzione riguardo all’Iran, compresa quella militare. Lo ha detto il ministro degli Esteri William Hague. Un’opzione rispetto alla quale la Germania si dice assolutamente contraria, ipotizzando sanzioni più severe. Da Mosca però arriva l’accusa che vi sia una campagna orchestrata contro il programma nucleare di Teheran proprio per alimentare tensione ed imporre nuove sanzioni.

Hague: azione militare? Tutte le opzioni devono restare sul tavolo. Per ora «non stiamo considerando o chiedendo un’azione militare» contro l’Iran, ma «allo stesso tempo tutte le opzioni devono restare sul tavolo». A dirlo è stato il ministro degli Esteri britannico William Hague, al suo arrivo a Bruxelles per la riunione dei capi della diplomazia dell’Unione europea.

Il rapporto dell’Aiea sui fini militari del programma nucleare di Teheran «conferma le nostre preoccupazioni», ha sottolineato il ministro degli Esteri britannico, per il quale l’Iran «deve cambiare rotta e adottare un programma nucleare pacifico e civile». Hague ha poi affermato che l’Unione europea intende «accrescere le pressioni legittime e pacifiche» su Teheran, attraverso le sanzioni.

Lavrov: esaurita la via delle sanzioni. Mosca crede che la via delle sanzioni contro l’Iran sia esaurita: lo sostiene il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov, citato dall’agenzia Itar-Tass.

Campagna orchestrata. Mosca ritiene che vi sia una «campagna orchestrata» contro il programma nucleare iraniano per «alimentare la tensione» ed «imporre nuove sanzioni», una «via» che però la Russia ritiene «esaurita» continuando a credere nella soluzione diplomatica. Questa la posizione russa sull’Iran illustrata dal ministro degli esteri Lavrov.

«Minacciare sanzioni e attacchi aerei significa solo far allontanare e non avvicinare la possibilità di una soluzione negoziabile» con Teheran, ha spiegato ancora Lavrov. «La situazione iraniana sta seguendo un copione scritto da qualcuno con l’unico obiettivo di sollevare la contrapposizione. Il copione sembra un tentativo di rovesciare il regime», ha aggiunto. Il capo della diplomazia russa non ha escluso che alcuni paesi possano imporre sanzioni unilaterali.

La Germania esclude discussioni sull’opzione militare. La Germania è assolutamente contraria a considerare l’opzione militare in Iran. Lo ha ribadito il capo della diplomazia tedesca Guido Westerwelle, a Bruxelles. «Se l’Iran rifiuta di cooperare con l’Aiea (l’agenzia nucleare dell’Onu, ndr), sanzioni più severe sono inevitabili», ha detto Westerwelle. «Ma noi non partecipiamo alla discussione su un intervento militare. Noi crediamo che queste discussioni siano controproduttive e le rigettiamo».

Lussemburgo: sarebbe devastante un intervento militare. Le conseguenze di un intervento militare contro l’Iran «sarebbero devastanti»: lo ha detto il ministro degli esteri del Lussemburgo Jean Asselborn, escludendo completamente questa opzione che «non porterebbe a nulla». Secondo Asselborn, la strada da seguire è quella delle sanzioni.

La Francia invita i partner europei e internazionali a concentrarsi su nuove sanzioni per obbligare l’Iran a cooperare con l’Aiea sul suo programma nucleare. «Dobbiamo prepararci a rafforzare le sanzioni per evitare ogni intervento irreparabile», ha detto il ministro francese Alain Juppè al suo arrivo al consiglio esteri della Ue.

Olanda: sicure altre sanzioni senza escludere alcuna opzione. Ulteriori sanzioni dell’Unione Europea contro l’Iran sono «sicure», ma non si dovrebbe escludere alcuna opzione dal tavolo, compresa la possibilità di un’azione militare. Lo ha detto il ministro degli Esteri olandese Uri Rosenthal per la riunione dei capi delle diplomazie dei 27 Paesi dell’Ue. «Penso che parleremo di rafforzare le sanzioni, questo è sicuro», ha detto Rosenthal, esprimendo poi la convinzione che «al momento non si dovrebbe escludere alcuna opzione».

Obama: c’e consenso contro programma nucleare. «C’è un ampio consenso sul bloccare il programma nucleare dell’Iran che deve rispettare gli obblighi internazionali. E che questo obiettivo venga raggiunto tramite la diplomazia». Lo ha detto il presidente Barack Obama, sottolineando che gli Usa stanno valutando ulteriori sanzioni contro Teheran. «Ci consulteremo su come procedere nelle prossime settimane», aggiunge Obama che ha parlato di Iran con il presidente russo Dmitri Medved e il presidente cinese Hu Jintao. Le sanzioni stanno avendo un forte effetto.

«Nessuna opzione è esclusa» sull’Iran ma la via privilegiata è e resta la diplomazia per risolvere il nodo del nucleare». Ha spiegato Obama, sottolineando che le consultazioni con Russia e Cina andranno avanti nelle prossime settimane.

Norvegia:Breivik é sano di mente.Scritto da:Nicola Giordano

Il folle attentatore di Oslo non è incapace di intendere e volere.

È quanto sostenuto da Torkjel Nesheim, il giudice della Corte distrettuale di Oslo dove ieri, nella prima udienza pubblica, è comparso l'uomo accusato delle stragi del 22 luglio in Norvegia, nelle quali rimasero uccise 77 persone. Inoltre, secondo il giudice, non ci sono prove della presenza di complici di Breivik nelle stragi. Il giudice ha ordinato che il 32enne Breivik rimanga in carcere per altre 12 settimane, con un controllo sulle visite e la corrispondenza per le prime otto e un divieto di accesso ai media per le prime quattro settimane. All'udienza erano presenti oltre 500 persone tra le quali alcuni parenti delle vittime. Breivik, cui non è stato accordato il permesso di leggere in aula una dichiarazione precedentemente preparata, ha detto di non riconoscere l'autorità del tribunale in quanto espressione della società multiculturale alla quale ha detto di opporsi. L'uomo è stato interrotto dal giudice ogni volta che tentava di autodefinirsi «comandante dei cavalieri templari», il titolo usato nel memoriale-manifesto di 1.500 pagine reso noto dopo le stragi di luglio.

U.S.A.:il candidato Perry dimentica il suo discorso.

Imbarazzante gaffe sul programma da attuare.

Gaffe in diretta tv per il governatore del Texas Rick Perry, durante un dibattito della campagna elettorale dei candidati repubblicani alla Casa Bianca in Michigan. A un certo punto della discussione Perry stava parlando delle tre agenzie governative che ha promesso di eliminare in caso di elezione, ma non è riuscito a ricordare la terza. «La terza agenzia del governo che eliminerei... istruzione, commercio e ... vediamo, non ci riesco. La terza non riesco. Oops», ha detto Perry che non riusciva a ricordare di voler abolire il dipartimento dell'Energia. I cinquantatrè secondi di black out rischiano di far naufragare le ambizioni di Rick Perry nella corsa alla Casa Bianca. Rispondendo a una domanda su come far quadrare i conti di bilancio, il governatore del Texas non è riuscito a ricordare un passaggio chiave della sua piattaforma economica: una defaillance che, ad appena due mesi dall'inizio, nell'Iowa, delle primarie del Gop, rischia di pagare cara. Un'amnesia durata un'eternità, considerati i tempi televisivi. La sua gaffe ha scatenato l'ilarità del pubblico mentre di fronte al suo sguardo smarrito, nel prolungarsi del silenzio, uno dei suoi rivali, ha pensato di andargli incontro: «L'Ambiente?», ha azzardato Ron Paul. «Esattamente», ha concordato il governatore del Texas. Ma non ha convinto il moderatore: «Davvero sta parlando dell'agenzia dell'Ambiente?». «No - ha riconosciuto Perry, - l'Ambiente deve essere ristrutturata. La terza agenzia che vorrei sopprimere è... Io cancellerei Istruzione, Commercio... No, non ce la faccio, non ce la faccio». Una decina di minuti più tardi Perry è riuscito a colmare il vuoto: «il ministero dell'Energia», ma ormai il danno era fatto. Tony Fratto, un repubblicano che aveva lavorato nell'amministrazione Bush, ha immediatamente «twittato»: «Perry può mettere fine qui alla sua campagna». Terminato il dibattito, Rick Perry ha cercato di recuperare la sua defaillance. «Mi sono impappinato, sono umano come tutti, ma penso, come la maggioranza degli americani, che vi siano così tante agenzie federali che preferiamo dimenticarle», è stata la linea di difesa del governatore texano. «Questa campagna si basa sulle idee - ha sottolineato - non su chi sia il più scaltro nei dibattiti o se qualcuno commetta errori o meno, tutti commetteremo errori». Intanto, però, chi beneficia di più dello scivolone è Mitt Romney, l'ex governatore del Massachusetts al quale Perry si contrappone strizzando l'occhio all'elettorato più conservatore. Romney si è voluto accreditare come un falco in politica estera affermando che se eletto alla Casa Bianca si «preparerebbe alla guerra» con l'Iran. In un articolo per il Wall Street Journal, Romney ha spiegato che affiancherebbe la diplomazia «con un'opzione militare molto reale e credibile» schierando le portaerei nel Golfo Persico e aumentando gli aiuti militari a Israele. Al decimo confronto televisivo di questa lunga stagione di primarie, le idee che circolano cominciano a sembrare un po' ripetitive e nessuna novità di rilievo è stata presentata. Come da copione, il gruppo di pretendenti alla nomination ha proposto di abolire la riforma sanitaria di Obama e la legge di riforma finanziaria. di abbassare le tasse, di contrastare le politiche monetarie espansive della Federal Reserve e di lasciare che i mercati facciano il resto. Si è discusso brevemente dello scandalo a sfondo sessuale che ha travolto Herman Cain la settimana scorsa e riempie le prime pagine dei giornali in questi giorni. Ma il pubblico ha fischiato dimostrando scarso interesse per la vicenda.